la tecnica dei tableaux vivants

*la tecnica dei tableaux vivants

Lo spettacolo di tableaux vivants nasce da un lavoro di diversi anni sulla privazione di ciò che in scena è attoriale.

La nostra ricerca stilistica è nata dall’unione tra il nostro lavoro, di sperimentazione del corpo dell’attore sulla musica, e l’approccio ad una modalità artistica antica, quella dei tableaux vivants nata nel ’700, sviluppatasi in Europa nei primi anni del ‘900 e adoperata poi da Pasolini come testimonia il mediometraggio “La Ricotta” tratto da Ro.Go.Pa.G.

Lavorare senza avere le quinte, ma costruendo e decostruendo in scena, ci serve per svelare la realtà ed evitare la finzione scenica. Nei nostri lavori tutte le mansioni utili alla messa in scena sono sempre a vista, e per questo siamo attrezzisti, modelli, scenografi e attori. Neghiamo l’uso della regia nel senso comune in cui viene intesa e cioè come atto esterno, e consideriamo la regia interna come unico atto artistico a noi possibile.

Ogni performance è per noi una tappa verifica della ricerca permanente che portiamo avanti e che ci consente di sperimentarci in contesti sempre nuovi e ricchi di stimolo. Dal teatro alla strada, dal museo ai centri educativi, cerchiamo di portare i nostri lavori ovunque e accogliamo con interesse la risposta del pubblico che può arrestarsi dove più lo desidera per cogliere ciò che più gli interessa: diversi sono i livelli di lettura e tutti legittimi; noi ci limitiamo a suggerire. Questa è la cifra anche del Festival Troia Teatro di cui curiamo la direzione artistica: ciò che noi proponiamo lo rimandiamo al pubblico che è libero di cogliere le opportunità che gli vengono offerte come più lo desidera.

Opere pittoriche e Musica classica sono le direttrici che seguiamo nel lavoro sui tableaux vivants: ogni nuova performance nasce dall’incontro di opere pittoriche e musiche, un incontro che richiede una lunga fase di ascolto, osservazione, selezione e di studio che procede fino a quando non si raggiunge la combinazione ottimale tra le due componenti. Questo studio ovviamente lo eseguiamo da semplici appassionati di arte e di musica che cercano di portare al teatro queste immense ricchezze.

Generalmente partiamo da un pittore di riferimento o da una scuola a cui associamo una selezione musicale per poi arrivare ad una selezione di opere.

Terminata questa prima fase di studio si entra nel vivo del lavoro ricercando tessuti ed oggetti che rintracciamo nei quadri, fermo restando che la riproduzione che vogliamo eseguire vuole essere un rimando e non una copia fedele. Questo spiega anche il perché ci serviamo di “pezze” e non di costumi veri e propri. L’idea di base è ricreare un’atmosfera, di suggerire quello che poteva avvenire nello studio del pittore più che ciò che effettivamente si vede nella tela finita.

La musica è centrale in questo lavoro: è il nostro testo, la guida che ci indica cosa fare in ogni preciso momento.

Ogni performance di tableaux vivants è un lavoro che noi “montiamo” come una catena di montaggio in cui ogni cosa che facciamo è necessaria. Non avviene una ripartizione dei ruoli né ci si comunica i tempi in cui si compie il fermo immagine. È un continuo esercizio di memoria meccanica in cui gesto dopo gesto, vestizione dopo vestizione, svestizione dopo svestizione, ogni azione si fissa sul momento musicale, come in una coreografia. Così si procede aggiungendo al memorizzato la costruzione di un momento successivo andando in automatico.

Arrivare alla costruzione del quadro non è il fine; ciò che viene ricercata è una modalità di lavoro in cui il corpo è semplice strumento, un mezzo alla pari di una stoffa o di un cesto. Il singolo attore in scena compie azioni sonore, azioni inserite in una partitura musicale in cui ogni gesto è in funzione di una meccanica, di un ingranaggio in cui ciò che viene eseguito è strettamente necessario. Durante l’esecuzione della performance maggiore è la fatica fisica, maggiore è lo stato di concentrazione dell’attore, come in uno stato di trans.

Nulla è lasciato al caso così come nulla è superfluo. La dinamica della costruzione trova il suo equilibrio nella sospensione musicale di uno stop, nel fermo immagine di un’azione in divenire che costringe il corpo ad una tensione muscolare viva e pulsante.


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